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VACANZE 2002

 

CHIETI

 

 

La popolazione di Chieti, affezionata alla leggenda di Achille, ha consacrato l'eroe sullo stemma della città rappresentandolo su di un cavallo rampante mentre regge con la mano destra una lancia in atto di combattimento e con la sinistra uno scudo su cui appare una croce bianca in campo rosso con quattro chiavi che, essendo separate, si suppongono riferite alle quattro porte della Chieti antica.
Chieti, a 330 metri sul livello del mare, sorge su una collina che divide le acque affluenti nel fiume Pescara da quelle del bacino dell'Alento e, più in là, le masse della Maiella e del Gran Sasso dalle piane dell'Adriatico, in una varietà di panorami unici per ricchezza e varietà di paesaggi.
È una delle città più antiche d'Italia, dalle origini leggendarie. Suoi fondatori sarebbero stati i Pelasgi che la eressero in onore della ninfa Teti; Ercole l'avrebbe costruita 53 anni prima della caduta di Troia, 494 prima della fondazione di Roma, secondo quanto narra il Nicolino. Ancora se ne attribuisce l'origine a profughi troiani o, secondo Strabone (storico e geografo greco del I secolo a. C.), ad una colonia arcadica che chiamò la città Tegeate in memoria di Tegea, centro fiorente dell'Arcadia. Secondo altri la città addirittura sarebbe stata edificata da Achille, più credibile dai suoi compagni che lo chiamarono Teate in onore di sua madre.

 

Veduta aerea di Chieti

 

CORSO MARRUCINO: da piazza Valignani, fino alla piazza Trento e Trieste, si svolge il corso Marrucino da sempre palcoscenico della città, dove si svolgono gli incontri all'ora del "passeggio" e dove si affacciavano i caffè più eleganti, il vecchio "Barattucci" da tempo scomparso, frequentato soprattutto dagli intellettuali, il "Vittoria" intonato a un garbato gusto fioreale e il "Colombo" ormai scomparso.
Di essi resiste oggi solo il secondo che, pur avendo dovuto subire l'imposizione di nuovi gusti in fatto di arredamento, lotta ancora per conservare la memoria di tempi più gloriosi. Nella sua tradizione il corso conta due momenti epifanici, quello profano dei vecchi carnevali che lo popolavano di maschere spesso ispirate da personaggi e fatti della vita cittadina e quello religioso, ancora attualissimo che celebra una meravigliosa "sacra rappresentazione" con la processione del Venerdì Santo che l'attraversa con il lento passo ritmato del famoso "Miserere" di Saverio Selecchy. Rispetto al passato sono caduti molti usi tradizionali, come le "soste" di ristoro di cui parla il Meaolo, a vantaggio di una concentrazione che si è fatta più profonda e più capace di penetrare il senso della liturgia che trasforma il palcoscenico in un immenso tempio sacro.

 

C.so Marrucino (CH)

 

LA VILLA COMUNALE: quando ancora il terreno della villa Frigerj era adibito a campo sperimentale, fu aperto un lungo vialone, detto "stradone di S. Andrea" che subito fu utilizzato come passeggio serale; ma fu soprattutto sulla fine del secolo che esso fu pensato come parco e quindi sottoposto a una serie di modifiche che, pur obbedendo a criteri di sicurezza, come le balaustre di contenimento nei punti scoscesi o di superamento dei dislivelli che richiesero la costruzione di un largo terrazzo, rispondeva ad esigenze di buon gusto e di buona parte di giardinaggio.
Tutta la zona fu suddivisa: in piazzali, collegati da vialetti; fu dotata di un laghetto artificiale e di fontane artistiche, la principale acquistata a Parigi nel 189O ed altre ricavate da una seconda fontana, anch'essa Made in Paris che, dopo aver ornato la piazza Vittorio Emanuele, fu smontata in più pezzi sistemati negli angoli più ombrosi del parco e più romantici grazie al chiocchiolio dell'acqua ricadente nelle vasche. 
La grazia e l'intimità di questo mondo, isolato dal trambusto cittadino, venne accresciuta dalla presenza di esemplari di piante indigene ed esotiche invitanti ai sogni, ai ricordi e in ogni caso, al riposo. La suggestività dovette essere notevole in passato per la presenza di pezzi archeologici, oggi meglio protetti da furti e danneggiamenti nel Museo Archeologico; restano invece. oltre al monumento ai Caduti, i busti di uomini illustri o benemeriti della città, come timido tentativo di creare anche un "parco delle memorie".

 

La Villa Comunale (Fontana e parco) (CH)

 

PIAZZA TRENTO E TRIESTE: meglio nota come "La Trinità" rappresenta il luogo di ritrovo per tutti i giovani della città. Tracciata già in età borbonica tra le tenute dei Nolli e dei Frigeij e l'antico Convento dei Francescani Osservanti, trasformato in Ospedale Militare durante l'occupazione francese nel 1811. Dopo la sistemazione dell'ing. Mammarella, tutta la zona fu subito il vanto della città, luogo di delizie composte ed eleganti, tra aiuole fiorite e rare essenze arboree, mentre rutilanti fanfare militari spandevano intorno fascinose melodie. Chissà se qualcuno ricorda ancora i lucidi equipaggi dell'antica aristocrazia teatina, ricolmi di ombrellini e cappelli dalle larghe tese!

La "Trinità" (P.zza Trento e Trieste) (CH)


FOTO RICORDO NELLA CITTA' DI CHIETI (2002)

 

 

 


INCONTRO CON LUIGI, ROSA, MARIE ROSE, MAMMA VELIA (MEETING FRA CHATTERS) CH

 

 

 

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