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VACANZE 2002

 

FRANCAVILLA  AL MARE (CHIETI)

 

Francavilla al Mare si trova tra le foci del fiume Alento e del fiume Foro. L'abitato più antico sorge su un colle che degrada verso il mare. Le spiagge basse e sabbiose rendono la località ideale per un turismo marino adatto per tutte le età. La forte presenza turistica estiva ha generato una tumultuosa crescita edilizia legata al turismo delle seconde case, infatti la parte nuova sorge a ridosso del mare senza soluzione di continuità fino a Pescara. Il suo territorio intensamente coltivato si estende per 22,99 Kmq. Le prime notizie storiche sulla città risalgono al XI-XII secolo. Alterne furono le vicende della città tra il XIII e XVI secolo quando i periodi di floridezza furono intervallati da periodi di calamità legate a pestilenze ( secolo XIV ) o incursioni turche (secolo XVI). Dal XVII secolo divenne possedimento dei D'Avalos di Pescara e Vasto che la tennero fino all'abolizione della feudalità. Durante la seconda guerra mondiale la città andò quasi totalmente distrutta. Del passato conserva i ruderi della chiesa di San Giovanni del XII secolo, il convento Francescano del XIII secolo, resti di mura del XIII secolo, il convento di Santa Maria del Gesù, divenuto in seguito residenza del pittore F.P. Michetti e cenacolo dannunziano; rilevante un ostensorio, opera di Nicola da Guardiagrele, datato 1413.

 

 

 

 

"Chiare marine di settembre! - Il mare, calmo e innocente come un fanciullo addormentato si distendeva sotto un cielo angelico di perla. Talvolta appariva tutto verde, del fino e prezioso verde d'una malachita; e sopra, le piccole vele rosse somigliavano fiammelle erranti. Talvolta appariva azzurro, d'un azzurro intenso, quasi direi araldico, solcato di vene d'oro come lapislazzuli, e sopra le vele istoriate somigliavano una processione di stendardi e di gonfaloni o di palvesi cattolici. Anche, talvolta prendeva un diffuso luccicore metallico, un colore pallido di argento, misto del colore verdiccio d'un limone maturo, qualche cosa, di indefinibilmente strano e delicato; e sopra, le vele erano pie ed innumerevoli come le ali dé cherubini né fondi delle ancone giottesche". (Gabriele D'annunzio)

 

 

"E il mare di Francavilla è il regno del colore. Luce, ombre, riflessi altrove come qui non offrono all'arte ispirazione. Né c'è, infatti oggi mare italiano che, come questo, abbia attirato e incatenato un pittore che del colore, come Michetti, abbia scoperto i misteri. Dal balcone del vecchio Convento, le tinte di una tavolozza inesauribile fantasticano allo sguardo in un'iride che s'avvolge, si svolge, si trasforma. Davvero che senza colore non vi è vita avvertibile ed è qua colore la vita " (da "Abruzzo forte e gentile" di Primo Levi)


FRANCESCO PAOLO MICHETTI

 

Pittore di poetiche simboliste e di orientalismi interiorizzati, Francesco Paolo Michetti rappresenta un Abruzzo fortemente religioso sospeso tra l’immaginazione del Mito e la visione dell’anima popolare

Attento osservatore della quotidianità, Francesco Paolo Michetti riuscì a comporre, nelle sue opere, l’aspetto sacro e profano tipico della mentalità collettiva popolare abruzzese.
Accanto ai temi più strettamente religiosi, legati alle motivazioni delle tele dei grandi cicli popolari riguardanti le processioni, quello che sottolineò fu l’aspetto della religiosità che mescolava atteggiamenti di fede ad altri molto più umani e passionali. Tutti i suoi personaggi sono attori di primo piano nella composizione pittorica, perché ogni movimento, ogni nota di colore contribuivano a comporre la totalità della scena.
Michetti seppe cogliere quell’anelito della gente semplice verso il divino che, in alcuni suoi quadri, si concretizzò in gesti semplici e disperati, frutto di un’attenta analisi dal vero. Con Antonio De Nino si recò personalmente ai santuari che definivano i percorsi devozionali abruzzesi (Miglianico, Casalbordino) e partecipò alle lunghe processioni (Orsogna, Chieti, Rapino). Fu proprio la sua presenza nei luoghi cultuali che gli ispirò alcuni dei quadri più famosi: La Processione del Corpus Domini, la Processione del Venerdì Santo, il Voto, le Serpi, gli Storpi. L’osservazione partecipata e l’uso della fotografia fornirono al pittore strumenti di supporto che lo indirizzarono verso schemi pittorici che resero ancora più reali i movimenti dei gruppi popolari ritratti nei loro sorrisi, nelle smorfie, nella preghiera e nella disperazione. Nel Corpus Domini l’atmosfera è carica di gioia tutta profana, il realismo dei fiori gettati nell’aria sembra dare l’impressione di poterli raccogliere da terra, l’allegria dei bambini e della madre, in primo piano, non è disturbata dallo scoppio rumoroso del mortaletto fatto scoppiare sulla scalinata; situazione tipica delle feste di paese e nota a chi l’ha osservata.
Tommaso Sillani fece del quadro una descrizione magistrale: “Il messaggio di vita e di gioia che esso recava fu inteso specialmente dall’anima popolare che vi ritrovò le sue predilezioni e i suoi schietti istinti, nobilitati in forme di stupenda bellezza”. Il corteo dolente del Venerdì Santo riconduce a quell’aspetto solenne e composito della partecipazione processionale caratterizzata dal lento incedere dei confratelli che portano croce e labaro: ai lati della strada uomini e donne si inginocchiano quasi ripiegati su se stessi in segno di fedele contrizione. L’atmosfera non è più gioiosa come nel quadro del Corpus Domini. Una sensazione festosa la si può ravvisare in alcuni momenti del corteo processionale delle Serpi dove i bambini seguono, innocenti e noncuranti della solennità della processione, le donne oranti adornate con caratteristici gioielli. La situazione drammatica e surreale, entro la quale si muovono i personaggi del Voto si fa carica e dolorosa all’ombra delle navate e alla luce dei ceri, in una nebbia stagnante di aliti e di fumo. Qui ha luogo la scena dei fedeli che, strisciando, raggiungono il busto di S. Pantaleone per poterlo baciare e chiedere la grazia. Michetti riuscì a cogliere i tipici atteggiamenti dei pellegrini che, frastornati dalla lunga veglia e suggestionati dall’atmosfera quasi magica si spingevano con movimenti animaleschi verso l’altare.
La sua attenzione verso tutto quello che caratterizzava quell’afflato sovrumano verso il sacro, spinse il pittore a produrre numerosi studi sulla postura di questi pellegrini e, in particolare a tratteggiare l’articolarsi dei piedi contratti che generavano la spinta in avanti sul pavimento.
L’apporto fotografico sicuramente gli servì per comporre al meglio la scena pittorica, ma lo aiutò anche a conoscere più da vicino le brutture della vita e le disgrazie fisiche e mentali dell’uomo. Il quadro degli Storpi che nella sua coralità abbraccia proprio queste diversità, seppure osteggiato dai critici, servì forse a ricordare all’esterno una realtà dimenticata, anch’essa tipica di società come quella abruzzese e soprattutto di una moltitudine di malati che, ieri più di oggi, gravitano intorno ai Santuari per la richiesta di grazie o di più prosaica elemosina. La serena noncuranza degli armenti sembra essere sospesa sul dolore sottostante. Furono molte le immagini che Michetti scattò in occasioni di visite ai luoghi santi abruzzesi. Si mescolava tra la folla e fermava con lo scatto fotografico i momenti più salienti come il corteo, le soste, il desinare. Le espressioni pittoriche si concludevano con grande efficacia perché erano mutuate dal vivo. Lo sconforto e il dolore per la deformità si univano con ineffabile prodigio alle piccole allegrie che erano permesse da una giornata altra rispetto alla quotidianità e che è facile ravvisare in qualche sorriso illuminato dal flash. L’attenzione che egli riservò alla spiritualità del mondo contadino della sua terra resterà sempre patrimonio etnografico prezioso. La sua attenta ricerca spaziò in tutti i campi della vita popolare abruzzese fermò sulla tela i momenti importanti dei cicli stagionali e quelli del quotidiano insieme agli episodi di festa e di dolore. Gli spunti nascevano in lui non solo dalla ricerca sul campo ma soprattutto dalla passione per la sua terra che contribuiva a dare all’immagine una forte carica emotiva. La descrizione puntuale che diede dei costumi, dei gioielli, dei tipici rituali del popolo forniscono all’osservatore aspetti scenici peculiari di un mondo quasi scomparso. Nel descrivere le donne che tornano dal mercato o quelle che partecipano a cortei nuziali ma anche le contadine che attendono ai lavori agresti, Michetti focalizza ogni minimo aspetto degli abiti. Le gonne a tinta unita sono spesso arricciate e raccolte da un lato per permettere loro un passo più svelto o maggiore agilità nei movimenti del lavoro, sotto di queste occhieggiano le altre, più leggere che venivano portate a strati; i corpetti sostenuti da stecche di canna o di osso donavano alle donne quella particolare postura che determinava il portamento. In molti quadri, su questi abiti più semplici sono presenti grembiuli, fazzoletti da testa e da spalla che andavano ad arricchire il costume nei giorni di festa. Qui il pittore utilizza la vasta gamma cromatica dei tessuti e dei decori popolari; i grembiuli presentano fasce ricamate di fiori, nei bordi, che risaltano ancora di più sulla monocromia delle vesti come ne “La raccolta delle zucche” gli scialli donano alle contadine un’illusione di regalità come ne “La sposa novella” .
Nella scelta dei costumi abruzzesi, Michetti presenta più volte quello di Orsogna, fotografandolo indosso alle contadine e riproponendolo in molti quadri quali: “Mattinata”, “Il ritorno dal mercato”, “Donna in costume abruzzese”. La particolarità del corpetto che è decorato da un bordo scuro costellato di stelle, lo rende unico nel suo genere, tipico di questo costume è anche il fazzoletto da testa che le contadine ripiegavano sul capo in modo particolare e che Michetti dipinge con puntuale attenzione. Anche gli uomini sono descritti con i loro abiti locali. Mantelli a ruota nel rosso cupo e nel nero, si alternano a copricapi ricamati come ne “La raccolta delle zucche” o a feltri scuri come ne “La figlia di Iorio”; contadini che lavorano al sole vengono tratteggiati con ampie e candide camicie, mentre il freddo intenso proveniente dalla Maiella avvolge i rudi pastori con calzoni, giacche e mantelli di lana, spesso di color naturale. Caratteristiche sono le cioce in pelle calzate dagli uomini di montagna. Minuziosa e precisa è la descrizione dei gioielli che adornano le donne, le fanciulle, gli adolescenti, gli anziani. Attento alle valenze apotropaiche degli amuleti, Michetti ritrae ragazzi e giovinette che portano al collo nastri rossi ai quali sono infilati amuleti, croci e medaglie benedette che sanciscono l’atavico binomio del sacro e del superstizioso; probabili rimedi oftalmici si legavano all’usanza di forare un lobo dell’orecchio maschile con un cerchietto d’oro e il Nostro, puntualmente, ritrae uomini giovani e anziani con questo piccolo vezzo come il vecchio devoto davanti al busto del santo ne “Il Voto”.La tradizione orafa abruzzese ha dato origine nel passato, a monili di rara bellezza, nei manufatti locali ogni artigiano ha liberato la propria fantasia anche se restano forti alcune tipiche caratterizzazioni che ne documentano la provenienza. Così, ad esempio, Pasquale Celommi insigne pittore dell’Ottocento abruzzese ritrae le sue contadine e le mogli dei pescatori delle sue marine con i tipici ori e coralli del teramano: orecchini a cerchio lunato le palommelle, senacoli d’oro e la famosa collana di corallo a chicchi tanto grandi che erano punto di riferimento per il prestigio sociale della donna che la indossava.Michetti fotografa e immortala sulla tela gioielli popolari di area teatina; anche qui le collane a vaghi d’oro vengono ritratte a profusione in occasione di processioni come nel “Corpus Domini” e nelle “Serpi”. Figure femminili avanzano nei cortei cariche di fili d’oro ai quali sono sospese presentose di varia grandezza oscillanti per effetto del tratto pittorico che ne determina il movimento, le bambine ora a capo scoperto, ora velate, indossano collane del prezioso metallo a grosse sfere che, spesso, vengono offerte per devozione e richiesta di grazia, i due grandi quadri delle “Serpi” e del “Voto” propongono numerosi soggetti così abbigliati. Michetti arrivò persino a dipingere, con precisione, degli orecchini nel vassoio delle offerte votive del “Voto” che si trovava davanti al busto di San Pantaleone. Questi ornamenti, provenienti da Orsogna, sono caratteristica costante nel corredo muliebre del pittore. Si tratta di goielli a cerchio lunato molto grande, all’interno del quale sono sospese catene ed elementi oscillanti che ne determinano non solo l’aspetto scenografico ma anche la valenza apotropaica.
Michetti fotografò le contadine di Orsogna intente ai lavori di campagna o a quello di portatrici d’acqua con indosso questi grandi orecchini che rieccheggiano lontane atmosfere orientali. Negli studi, nei bozzetti, oltre che nei quadri, questi ori orsognesi sono continuamente appuntati forse perché donavano alla donna un’espressione regale. L’importanza che il pittore attribuì al particolare gioiello si rileva dal fatto che soggetti dei suoi quadri non furono soltanto le donne del popolo ma egli li fece indossare a “Luisa Teramo” nel suo ritratto e, molte volte alla moglie Annunziata, fotografata e dipinta con questi preziosi ornamenti.

 

 

Il museo Michetti, dedicato al grande pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti, è stato inaugurato il 19 luglio 1998 presso l’antico convento di San Domenico .
Il "Progetto Michetti", avviato nel 1989 grazie ai fondi messi a disposizione con la legge n. 160 del 1988 per gli incentivi all'occupazione, prevede la ristrutturazione e la sistemazione a museo dell'antico convento e la gestione del museo.
Costruito nel XIII secolo, con ampi rifacimenti nel XVIII secolo e nel secondo dopoguerra, il convento di San Domenico, ex sede del Municipio, è stato diviso in due nuclei espositivi: il primo, collocato al primo piano dell'edificio, è destinato alle mostre temporanee, mentre il secondo, parzialmente interrato, è stato ricavato scavando sotto l'adiacente piazza ed ospita le due grandi tele di Michetti: "Le Serpi" e "Gli storpi" .
Obiettivo del Museo Michetti per gli anni a venire, diventare un centro di comunicazione e di divulgazione delle arti figurative, con particolare attenzione per la pittura del secondo '800 e del '900 italiano più lontana dagli sperimentalismi delle avanguardie.

 

AUTORITRATTO DI MICHETTI

 

lE SERPI

 

GLI STORPI

 


 

 

RICORDI....foto scattate da  Francesco Paolo Michetti

 

 

MICHETTI RITRAE D'ANNUNZIO


VACANZE TRASCORSE AL MARE DI FRANCAVILLA

 

 

 

 


 

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