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LE ZECCHE DI ROMA

 

 

 

Per far fronte alla crescente esigenza di grandi somme di denaro circolante destinate a mantenere la burocrazia provinciale, le legioni stanziate sul territorio e a favorire il commercio, Roma fin dal III sec. a.C. aprì nuove zecche in altre città. Tutte le monete emesse, anche quelle provenienti da località molto lontane dall'Urbe, circolavano senza alcuna limitazione. Dal IV sec.d.C. per poter eseguire meglio i controlli sia sulle riserve auree dello Stato sia sulla massa circolante, sulle monete si cominciarono ad imprimere in corrispondenza dell'esergo delle lettere o dei segni particolari con i quali veniva indicata la città d'emissione. "R" indicava ad esempio Roma, "AQP" Aquilea, "THE" Thessalonica, "SIS" Siscia, e talvolta con delle lettere greche, come "A" o "T", l'officina. Nonostante ciò anche l'antichità conobbe i falsi e le imitazioni.