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PAULO COELHO  

 

                                     

 

È nato a Rio de Janeiro, il 24 agosto del 1947, sotto il segno della vergine e ha vissuto intensamente, come tutti gli scrittori latino-americani della sua generazione. Dimostra fin da ragazzo, una sorta di avversione per le regole e, al tempo stesso, un bisogno quasi ossessivo di affermare la propria creatività, tanto da farsi rinchiudere in un ospedale psichiatrico pur di non rinunciare ai suoi sogni. E sicuramente ne è valsa la pena.
Oggi ha venduto 31 milioni di libri pubblicati in 150 Paesi, compreso il Giappone, l’Iran e la Lituania, e tradotti in 51 lingue. E, come sottolinea lui stesso, ha denaro per tre reincarnazioni. In Francia, tanto per fare un esempio, il suo romanzo L’Alchimista è stato in testa alle classifiche per 33 settimane consecutive. Un record battuto solo da Camus.
Un padre ingegnere, una madre religiosissima, una famiglia borghese con appartamento nell’incantevole quartiere di Botafogo, Paulo Coelho va a scuola dai gesuiti, ma denota ben presto una vocazione da artista in netto contrasto con il futuro da brillante avvocato deciso da papà. E per questo la paga cara, considerando che per ben tre volte, dall’età di 17 anni in poi, suo padre, d’accordo con un medico, lo fa chiudere in manicomio. Ma non serve a niente, perché Paulo è nato ribelle. Infatti, attraversa tutte le esperienze della sua generazione e tutte in modo estremo.
Come si legge sull’Espresso, "sarà estremamente politicizzato, marxista e guerrigliero. Estremamente hippy, fino a provare tutte le droghe. Estremamente spirituale, tanto da frequentare una setta dove la magia bianca si confonde con la nera. E sperimenta anche tutte le arti: fa teatro, fonda una rivista alternativa, scrive per il cantante Raùl Seixas". E i suoi testi che parlano di forza individuale riscuotono subito un grande successo. Risultato: in breve tempo, Coelho diventa così ricco da comprarsi ben cinque appartamenti. Poi, nell’86, esordisce con il libro Diario di un mago, seguito un anno dopo, da L’Alchimista. Ed è subito boom. Il suo secondo titolo vende 11 milioni di copie e viene tradotto in 44 lingue. Seguono Monte Cinque, Il manuale del guerriero della luce, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto, Veronika decide di morire, con cui vince il Premio Bancarella 2000 e Il diavolo e la Signorina Prym. L’ultimo libro pubblicato da Bompiani, Il cammino di Santiago, è nella realtà il suo primo romanzo pubblicato nel 1987, cui farà seguito L’Alchimista. Per il contenuto dei suoi libri, che sono stati definiti “stelle per chi cerca la luce nel proprio cuore o nell’infinito mistero dell’universo”, gli è stata conferita la Legione d’Onore.


"Al di là dell’inferriata, il cielo appariva punteggiato di stelle, con un quarto di luna crescente che stava sorgendo dietro le montagne. I poeti amavano la luna piena, e su di essa avevano scritto migliaia di versi; Veronika, invece, era innamorata dello spicchio di luna, poiché poteva ancora aumentare, espandersi, colmare di luce tutta la sua superficie, prima dell’inevitabile decadenza.
Provò il desiderio di andare al pianoforte nella sala di soggiorno, per celebrare quella notte con una sonata che aveva imparato a scuola. Guardando il cielo, avvertiva un’indescrivibile sensazione di benessere, come se anche l’infinito dell’Universo mostrasse la propria eternità. Ma una porta d’acciaio e una donna che non terminava mai di leggere il suo libro la separavano da quel desiderio. Inoltre, vista l’ora tarda, nessuno suonava il pianoforte: se lei l’avesse fatto, avrebbe finito per svegliare tutto il vicinato. Veronika rise..."

 


 

 

"Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose".

Impara ad ascoltare il tuo cuore: è l’insegnamento che scaturisce da questa favola spirituale e magica. Alle frontiere tra il racconto da mille e una notte e l’apologo sapienziale, L’Alchimista è la storia di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende quel viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico, che al di là dello Stretto di Gibilterra e attraverso tutto il deserto nordafricano lo porterà fino all’Egitto delle Piramidi. E sarà proprio durante il viaggio che il giovane, grazie all’incontro con il vecchio Alchimista, salirà tutti i gradini della scala sapienziale: nella sua progressione sulla sabbia del deserto e, insieme, nella conoscenza di sé, scoprirà l’Anima del Mondo, l’Amore e il Linguaggio Universale, imparerà a parlare al sole e al vento e infine compirà la sua Leggenda Personale. Il miraggio, qui, non è più solo la mitica Pietra Filosofale dell’Alchimia, ma il raggiungimento di una concordanza totale con il mondo, grazie alla comprensione di quei “segni”, di quei segreti che è possibile captare solo riscoprendo un Linguaggio Universale fatto di coraggio, di fiducia e di saggezza che da tempo gli uomini hanno dimenticato.


Un notabile lo interrogò: "Maestro buono,
che devo fare per ottenere la vita eterna?"
Gesù gli rispose: "Perché mi dici 'buono'?
Nessuno è buono, se non uno solo, Dio."
Luca, 18, 18-19

 


Da quasi quindici anni, la vecchia Berta si sedeva tutti i giorni davanti alla porta. Gli abitanti di Viscos sapevano che, generalmente, le persone anziane si comportano così: sognano il passato e la gioventù, contemplano un mondo di cui non fanno più parte, cercano ogni scusa per chiacchierare con i vicini. Berta, però, aveva una ragione per stare lì. Ma quella mattina, quando vide lo straniero risalire la ripida stradina e dirigersi lentamente verso l'unico albergo del paese, seppe che la sua attesa era terminata. L'uomo non era come lo aveva immaginato tante volte: i suoi abiti erano consunti dall'uso, aveva i capelli più lunghi del normale e avrebbe dovuto farsi la barba. Era arrivato con un compagno: il diavolo. "Mio marito ha ragione," si disse Berta. "Se non fossi stata qui, nessuno se ne sarebbe accorto." Era assolutamente incapace di calcolare le età, perciò valutò che l'uomo avesse tra i quaranta e i cinquant'anni. "Un giovane," pensò, usando un riferimento che solo i vecchi riescono a capire. Si domandò tacitamente quanto tempo sarebbe rimasto lì, ma non giunse a nessuna conclusione: forse poco, visto che aveva con sé solo un piccolo zaino. Era probabile che si sarebbe fermato soltanto una notte, prima di proseguire verso una meta che lei non conosceva e che non le interessava.Tutti quegli anni trascorsi davanti alla porta di casa, seduta in attesa del suo arrivo, le erano stati assai utili, perché le avevano insegnato a contemplare la bellezza delle montagne - una cosa che non aveva mai notato, per il semplice fatto che essendo nata lì era abituata al paesaggio. L'uomo entrò nell'albergo, come c'era da aspettarsi. Berta considerò la possibilità di parlare con il prete di quella presenza indesiderabile, ma lui non le avrebbe dato ascolto, dicendo che erano solo fantasie di vecchi. Insomma, non rimaneva che vedere cosa sarebbe accaduto. Un demonio non ha bisogno di tempo per causare danni - proprio come le tempeste, i tifoni e le valanghe che, in poche ore, riescono a distruggere degli alberi piantati duecento anni prima. D'un tratto, si rese conto che il fatto di sapere che il Male era appena entrato a Viscos non cambiava minimamente la situazione: i demoni vanno e vengono in continuazione, senza che necessariamente qualcosa soccomba alla loro presenza. Vagano sempre per il mondo, talvolta solo per scoprire ciò che sta accadendo, talaltra per mettere alla prova questa o quell'anima, tuttavia sono incostanti e cambiano bersaglio senza alcuna logica, guidati unicamente dal piacere di una battaglia intrigante. Berta pensava che Viscos non avesse niente di interessante o di particolare per attrarre l'attenzione di chicchessia per più di un giorno - e tanto meno di un essere tanto importante e occupato come un messaggero delle tenebre.
Tentò di concentrarsi su qualcos'altro, ma l'immagine dello straniero non le abbandonava la mente. Il cielo, prima assolato, cominciò a coprirsi di nuvole. "È normale. È sempre così in quest'epoca dell'anno," pensò. Nessun rapporto con l'arrivo dello straniero, una semplice coincidenza. Udì allora il fragore lontano di un tuono, a cui ne seguirono altri tre. Da una parte, ciò voleva dire che la pioggia si stava avvicinando; dall'altra, se avesse deciso di prestar fede alle antiche leggende del posto, quel suono si sarebbe potuto interpretare come la voce di un Dio irato, che reclamava perché gli uomini erano ormai indifferenti alla Sua presenza.
"Forse devo fare qualcosa. In definitiva, ciò che stavo aspettando sta per arrivare."
Per alcuni minuti, concentrò la sua attenzione su quello che accadeva intorno a lei: le nuvole continuavano ad abbassarsi sul paese, ma non si udì più nessun brontolio. Come ogni buona ex cattolica, non credeva alle tradizioni né alle superstizioni, tanto meno a quelle di Viscos, che affondavano le loro radici nell'antica civiltà celtica, che un tempo era insediata nel luogo.
"Un tuono è solo un fenomeno della natura. Se Dio volesse parlare con gli uomini, non userebbe dei mezzi così indiretti." Appena ebbe formulato questo pensiero, udì di nuovo il rombo di un tuono - questa volta molto più vicino. Berta si alzò, prese la sedia e rientrò in casa, prima che cominciasse a piovere. Adesso il suo cuore era oppresso da una paura indefinibile. "Cosa devo fare?"
Desiderò nuovamente che lo straniero se ne andasse subito. Era troppo vecchia per poter aiutare se stessa, il suo paese e, soprattutto, il Signore Onnipotente, che, nel caso avesse avuto bisogno di appoggio, avrebbe certamente scelto un individuo più giovane. Tutto era soltanto un delirio: in mancanza di qualcosa da fare, suo marito insisteva nell'inventare cose che l'aiutassero a passare il tempo. Ma sul fatto che avesse visto il demonio, be', su questo Berta non aveva il minimo dubbio.
In carne e ossa, e vestito da pellegrino.
L'albergo era nel contempo una bottega che vendeva prodotti regionali, una trattoria che serviva piatti tipici e un bar dove gli abitanti di Viscos si ritrovavano per discutere delle solite cose: il tempo, il disinteresse dei giovani per il paese... "Nove mesi di inverno, tre mesi di inferno," solevano dire i paesani, riferendosi al fatto che dovevano concentrare in soli novanta giorni il lavoro di aratura dei campi, la concimazione, la semina, l'attesa, il raccolto, l'immagazzinaggio del fieno e il taglio della lana.Tutti quelli che abitavano lì erano consapevoli di ostinarsi a vivere in un mondo ormai finito: e comunque per loro non era facile accettare di far parte dell'ultima generazione di contadini e pastori che da secoli popolava quelle montagne. Prima o poi sarebbero arrivate le macchine; il bestiame sarebbe stato allevato lontano dai quei luoghi, con mangimi speciali; forse il paesino sarebbe stato venduto a qualche grande ditta, con sede in un paese straniero, che lo avrebbe trasformato in una stazione sciistica.
Era già accaduto ad altre località della regione, ma Viscos resisteva: perché aveva un debito con il suo passato, con la forte tradizione di coloro che un tempo avevano abitato in quel luogo, insegnando l'importanza di lottare fino all'ultimo secondo. Lo straniero lesse minuziosamente la scheda dell'albergo, decidendo sul modo di compilarla. Dall'accento, avrebbero sicuramente scoperto che veniva da un paese dell'America del Sud, e così decise per l'Argentina, perché gli piaceva molto la sua squadra di calcio. Sulla scheda era richiesto l'indirizzo, e lui scrisse "Rua Colombia", supponendo che i sudamericani avessero l'abitudine di rendersi reciprocamente omaggio dando nomi di luoghi importanti appartenenti ai paesi vicini. Come nome, scelse quello di un famoso terrorista del secolo passato. In meno di due ore, tutti i duecentottantun abitanti di Viscos sapevano che nel paesino era giunto uno straniero di nome Carlos, nato in Argentina, che abitava nella gradevole Rua Colombia, a Buenos Aires. Era questo il vantaggio delle località molto piccole: non c'è bisogno di fare nessuno sforzo perché si scopra immediatamente tutto sulla tua vita privata. La qual cosa, del resto, soddisfaceva pienamente le aspettative dell'uomo appena arrivato.
L'uomo salì nella sua camera e vuotò lo zaino: aveva pochi capi di abbigliamento, un rasoio, un paio di scarpe di ricambio, vitamine per evitare i raffreddori, un grosso quaderno su cui prendere appunti, e undici lingotti d'oro del peso di due chili ciascuno. Esausto per la tensione, per la salita e per il carico che aveva trasportato, si addormentò quasi immediatamente, ma non prima di aver messo una sedia a bloccare la porta, pur sapendo che poteva fidarsi di tutti i duecentottantun abitanti di Viscos. Il giorno seguente, fece colazione, lasciò i vestiti nella piccola reception dell'albergo affinché li facessero lavare, ripose i lingotti d'oro nello zaino e uscì, diretto verso la montagna che s'innalzava a est del paese. Lungo la strada, vide solo un abitante del posto: una vecchia seduta davanti alla propria casa, che lo osservava con aria curiosa.
Si addentrò nella foresta e rimase immobile in attesa, affinché il suo udito si abituasse ai rumori degli insetti, degli uccelli e del vento che spirava tra i rami quasi spogli. Sapeva che, in un posto come quello, avrebbe potuto esserci qualcuno che lo stava osservando senza essere notato, e perciò rimase quasi un'ora senza fare niente. Quando ebbe la certezza che, a quel punto, un eventuale osservatore doveva essersi stancato, allontanandosi senza novità da raccontare, scavò una fossa vicino a una roccia a forma di Y e vi nascose uno dei lingotti. Risalì un poco, si trattenne per un'altra ora come se stesse contemplando la natura in profonda meditazione, vide un'altra formazione rocciosa - questa gli ricordava un'aquila - e fece un'altra buca, dentro la quale depose i rimanenti lingotti.
Lungo la via del ritorno, la prima persona che vide fu una giovane seduta sulla riva di uno dei numerosi corsi d'acqua temporanei della regione, formati dai ghiacciai che si scioglievano. La ragazza alzò gli occhi dal libro che stava leggendo, constatò la presenza e riprese la lettura. Di certo, la madre le aveva insegnato a non rivolgere la parola a un estraneo.
I forestieri, però, quando arrivano in un posto nuovo, hanno il diritto di cercare di fare amicizia con persone che non conoscono, e quindi lui si avvicinò. "Salve," disse. "Fa molto caldo per quest'epoca dell'anno."La giovane annuì. Lo straniero insistette: "Vorrei che tu venissi a vedere una cosa."
Lei ripose educatamente il libro, tese la mano e si presentò: "Mi chiamo Chantal. La sera lavoro al bar dell'albergo dove alloggi. Mi sono stupita che non fossi sceso per la cena, visto che un albergo non guadagna solo con l'affitto della camera, ma anche con le consumazioni degli ospiti. Tu sei Carlos, vieni dall'Argentina e vivi in una via di nome 'Colombia'; in paese, lo sanno già tutti, perché quando qualcuno arriva qui fuori della stagione di caccia, è sempre oggetto di curiosità. Un uomo sui cinquant'anni, capelli brizzolati, lo sguardo di chi viene da lontano... "Quanto all'invito a venire a vedere una cosa, ti ringrazio, ma ho già visto il panorama di Viscos da tutti gli angoli possibili e immaginabili; forse dovrei essere io a mostrarti qualche luogo che non hai mai veduto, ma penso che sarai molto occupato." "Ho cinquantadue anni, e non mi chiamo Carlos: tutti i dati scritti sul registro sono falsi."
Chantal rimase senza parole. Lo straniero proseguì: "Non è Viscos che voglio mostrarti. È qualcosa che non hai mai visto." Lei aveva letto molte storie di ragazze che decidono di seguire un estraneo nella foresta e scompaiono senza lasciare traccia. Per un attimo, ebbe paura: ma il timore fu subito sostituito dalla sensazione dell'avventura. In definitiva, quell'uomo non avrebbe osato farle nulla: lei gli aveva appena detto che, in paese, tutti erano al corrente della sua presenza, anche se i dati sul registro non corrispondevano alla realtà. "Chi sei?" domandò. "Se quello che mi hai detto è vero, potrei denunciarti per aver fornito una falsa identità."
"Prometto di rispondere a tutte le tue domande, ma prima devi venire con me, perché desidero mostrarti qualcosa. È a cinque minuti di cammino da qui." Chantal chiuse il libro, trasse un profondo respiro e recitò silenziosamente una preghiera, mentre nel suo cuore si fondevano eccitazione e paura. Poi si alzò e seguì lo straniero, sicura che questo sarebbe stato un altro momento di frustrazione nella sua vita: tutto cominciava sempre con un incontro pieno di promesse, prima di rivelarsi subito dopo come un ulteriore sogno di un amore impossibile.
L'uomo camminò fino alla roccia a forma di Y, indicò la terra smossa e le chiese di guardare cos'era sepolto lì. "Mi sporcherò le mani," disse Chantal. "E anche i vestiti." L'uomo afferrò un ramo, lo spezzò e glielo porse per scavare nella terra. Lei trovò davvero strano quel comporta-mento, ma decise di fare ciò che le veniva chiesto. Cinque minuti dopo, aveva davanti agli occhi il lingotto giallo e sporco. "Sembra oro," disse. "È oro. Ed è mio. Per favore, ricoprilo con la terra." Lei obbedì. L'uomo la condusse fino all'altro nascondiglio. Di nuovo lei scavò, e questa volta fu sorpresa dalla quantità d'oro che vide. "Pure questo è oro. E anch'esso è mio," disse lo straniero. Mentre Chantal si accingeva a ricoprire l'oro con la terra, l'uomo le chiese di lasciare tutto com'era. Poi si sedette sopra un masso, si accese una sigaretta e rimase a fissare l'orizzonte. "Perché hai voluto mostrarmi tutto questo?" Lui non disse niente. "Insomma, chi sei? E cosa fai qui? Perché mi hai mostrato tutto questo, sapendo che potrei raccontare in giro cos'è nascosto sulla montagna?"
"Quante domande contemporaneamente," disse lo straniero, tenendo gli occhi fissi sulla montagna, come se ignorasse la sua presenza. "Riguardo al fatto di raccontarlo ad altri, è proprio ciò che voglio che tu faccia." "Hai promesso che, se fossi venuta, avresti risposto a ogni mia domanda." "Prima di tutto, non credere alle promesse. Il mondo ne è pieno: ricchezza, salvezza eterna, amore infinito. Alcuni si ritengono capaci di promettere tutto, altri accettano qualsiasi cosa che garantisca loro giorni migliori:del resto, sta capitando anche a te. Coloro che promettono e non mantengono, alla fine sono impotenti e frustrati, e lo stesso accade a chi si aggrappa alle promesse ricevute." Stava complicando le cose: parlava della propria vita, della notte che aveva cambiato il suo destino, delle menzogne a cui era stato costretto a credere perché gli risultava impossibile accettare la realtà. Avrebbe dovuto usare il linguaggio di quella giovane, un idioma che lei potesse comprendere. Chantal, però, riusciva a capire quasi ogni cosa. Come tutti gli uomini più vecchi, lui pensava solo al sesso con una persona giovane. Come tutti gli esseri umani, credeva che il denaro potesse comprare ogni cosa. Come tutti gli stranieri, era sicuro che le ragazze di un paese dell'interno fossero sufficientemente ingenue da accettare qualsiasi proposta, reale o immaginaria, purché ciò significasse almeno una remota possibilità di andarsene via. Lui non era il primo - e, purtroppo, non sarebbe stato l'ultimo - che tentava di sedurla in maniera così grossolana. Ciò che la confondeva era la quantità di oro che le stava offrendo: non aveva mai pensato di valere tanto, e questo suscitava in lei contemporaneamente piacere e panico. "Sono troppo vecchia per credere alle promesse," rispose, tentando di guadagnare tempo."Anche se ci hai sempre creduto, e continui a crederci." "Ti sbagli. Io so di vivere in paradiso. Ho letto la Bibbia, e non commetterò lo stesso errore di Eva, che non si accontentò di ciò che aveva." Ovviamente non era vero. Adesso cominciava a preoccuparsi che lo straniero potesse perdere l'interesse e se ne andasse. In realtà, era stata lei stessa a tessere quella tela, forzando l'incontro nella foresta: strategicamente si era messa in un punto da cui l'uomo sarebbe passato al ritorno, in modo da avere qualcuno con cui chiacchierare, forse un'altra promessa da udire, qualche altro giorno per sognare un nuovo amore possibile e un viaggio senza ritorno verso un luogo lontano da quella valle in cui era nata. Il suo cuore era stato ferito tante volte, eppure credeva ancora che avrebbe incontrato l'uomo della sua vita. All'inizio, si era lasciata sfuggire molte opportunità, pensando che la persona giusta non era ancora arrivata, ma ora sentiva che il tempo scorreva più rapidamente di quanto immaginasse, ed era pronta a lasciare Viscos con il primo che fosse stato disposto a portarla via, anche se non avesse provato nulla per lui. Sicuramente avrebbe imparato ad amarlo: anche l'amore era una questione di tempo. "È proprio ciò che voglio scoprire: se viviamo nel paradiso o nell'inferno," disse l'uomo, interrompendo le sue riflessioni. Bene, lui stava cadendo nella trappola."In paradiso. Ma chi vive molto tempo in un luogo perfetto finisce per annoiarsi." Aveva lanciato la prima esca. In altri termini, aveva detto: "Sono libera, sono disponibile." La domanda successiva dello straniero avrebbe dovuto essere: "Com'è accaduto a te?" "Com'è accaduto a te?" volle sapere lui.
Doveva stare attenta: non poteva accostarsi con una grande sete alla fonte, altrimenti lui avrebbe potuto spaventarsi. "Non so. Talvolta ho l'impressione che è così; talaltra penso che il mio destino sia qui, e che non saprei vivere lontano da Viscos."Il passo successivo: fingere indifferenza.
"Be', visto che non vuoi dirmi niente riguardo all'oro che mi hai mostrato, ti ringrazio per la camminata e torno al mio fiume e al mio libro. Grazie.""Un momento!" L'uomo aveva afferrato l'esca. "Non temere, ti spiegherò la ragione di quell'oro. Altrimenti, perché ti avrei condotto fin qui?"Sesso, denaro, potere, promesse. Chantal assunse l'espressione di chi aspetta una rivelazione sorprendente. Gli uomini provano uno strano piacere nel sentirsi superiori, ignorando che la maggior parte delle volte si comportano in modo del tutto prevedibile.
"Devi essere un uomo con una grande esperienza della vita, una persona che può insegnarmi molte cose."Ecco. Allentare un po' la lenza, spendere qualche elogio per non spaventare la preda, è una regola importante."Eppure, invece di rispondere a una semplice domanda, hai la pessima abitudine di fare lunghi sermoni sulle promesse, o su come dobbiamo agire nella vita. Sarò molto contenta di trattenermi qui, purché tu risponda alle domande che ti ho rivolto prima. Chi sei? E cosa ci fai in questo posto?"Lo straniero sviò lo sguardo dalle montagne e fissò la giovane davanti a sé. Aveva lavorato per tanti anni con esseri umani di ogni tipo e sapeva, quasi con assoluta certezza, ciò che lei stava pensando. Di sicuro, era convinta che le aveva mostrato l'oro per impressionarla con la sua ricchezza, proprio come ora lei stava tentando di fare con lui, utilizzando la sua gioventù e la sua indifferenza."Chi sono io? Be', diciamo che sono un uomo che da alcuni anni cerca una certa verità. Alla fine, l'ho scoperta in teoria, ma non l'ho mai messa in pratica.""Che tipo di verità?" "Sulla natura dell'essere umano. Ho scoperto che, se ci si presenta l'occasione di cadere in tentazione, alla fine cediamo.A seconda delle condizioni, tutti gli esseri umani sono disposti a compiere il male.""Io penso..." "Non si tratta di quello che pensi tu, o di ciò che penso io, o di quello che vogliamo credere, ma di scoprire se la mia teoria è giusta. Vuoi sapere chi sono? Sono un industriale molto ricco e famoso, che ha avuto alle proprie dipendenze migliaia di lavoratori, che si è comportato in modo tremendo quando ha dovuto farlo ed è stato molto buono quando ha ritenuto che fosse necessario. "Una persona che ha vissuto cose di cui neanche s'immagina l'esistenza e che ha cercato al di là dei limiti sia il piacere che la conoscenza. Un uomo che ha conosciuto il paradiso quando si credeva imprigionato nell'inferno della routine e della famiglia, e che ha vissuto l'inferno non appena ha potuto godere del paradiso e di una totale libertà. Ecco chi sono io: un uomo che è stato contemporaneamente buono e cattivo per tutta la vita, e forse la persona più preparata a rispondere alla mia domanda sull'essenza dell'essere umano. Ed è per questo che sono qui. So perfettamente cosa vorrai sapere adesso." Chantal capì che stava perdendo terreno. Doveva recuperarlo rapidamente."Pensi che ti domanderò: 'Perché mi hai mostrato l'oro?' In realtà, quello che voglio sapere è perché un industriale ricco e famoso è venuto a Viscos in cerca di una risposta che può trovare nei libri, nelle università, o semplicemente interpellando qualche illustre filosofo." Lo straniero si mostrò contento della sagacia della giovane. Bene, aveva scelto la persona giusta. Come sempre. "Sono venuto a Viscos perché ho ideato un piano. Molto tempo fa, ho assistito a una rappresentazione teatrale dell'opera di un autore di nome Dürrenmatt, che immagino tu conosca..."Il commento era solo una provocazione. Era chiaro che quella giovane non aveva mai sentito parlare di Dürrenmatt; adesso avrebbe assunto di nuovo un'aria indifferente, come se sapesse di chi si trattava."Continua," disse Chantal, fingendo indifferenza. "Sono contento che tu lo conosca, ma lascia che ti dica di quale opera teatrale sto parlando." L'uomo usò parole molto misurate e fece in modo che il commento non risultasse troppo cinico, pur conservando la fermezza di chi sapeva che la persona che aveva di fronte stava mentendo. "Una donna che, dopo essere diventata ricca, torna nella sua cittadina solo per umiliare e distruggere l'uomo che l'aveva respintaquando era giovane. La sua vita, il suo matrimonio, il suo successo finanziario erano stati motivati solo dal desiderio di vendicarsi del primo amore. "È stato allora che ho concepito il mio personale gioco: andare in un luogo isolato dal mondo, dove tutti guardano alla vita con gioia, pace e compassione, e vedere se riesco a infrangere alcuni dei comandamenti essenziali." Chantal sviò lo sguardo dall'uomo e fissò le montagne. Sapeva che lo straniero si era accorto che non conosceva quello scrittore, e adesso aveva paura che le domandasse quali erano i "comandamenti essenziali": non era mai stata molto religiosa e non ne aveva la minima idea. "In questo paese sono tutti onesti, a cominciare da te," proseguì lo straniero. "Io ti ho mostrato un lingotto d'oro, che ti darebbe l'indipendenza economica necessaria per andartene da qui, girare il mondo, fare quello che le ragazze dei paesi piccoli e isolati sognano sempre. Il lingotto rimarrà sepolto lì; tu sai che è mio, ma potrai rubarlo, se lo desideri. E così facendo, violerai un comandamento: 'Non rubare'." La giovane fissò lo straniero.
"Quanto agli altri dieci lingotti, sono sufficienti a far sì che tutti gli abitanti del paese non abbiano più bisogno di lavorare per il resto della vita," continuò l'uomo. "Non ti ho chiesto di coprirli con la terra perché li sposterò in un luogo che conoscerò soltanto io. Voglio che, quando tornerai in paese, tu dica quello che hai visto, aggiungendo che sono disposto a consegnare l'oro agli abitanti di Viscos, se faranno ciò che non hanno mai pensato di fare." "Per esempio?" "Non si tratta di un esempio, ma di qualcosa di concreto. Voglio che infrangano il comandamento 'Non ammazzare'."
"Che cosa?" La domanda era stata pronunciata come un urlo."Proprio quello che hai appena sentito. Voglio che commettano un delitto."Lo straniero notò che il corpo della giovane si era irrigidito; adesso avrebbe potuto allontanarsi da un momento all'altro, senza udire il resto della storia. Doveva spiegare rapidamente il suo piano."La mia scadenza è di una settimana. Se, entro il termine di sette giorni, qualcuno del paese sarà trovato ucciso - potrebbe essere un vecchio non più produttivo, o un malato incurabile, o un minorato mentale che costituisce solo un'incombenza: la vittima non è importante, quest'oro apparterrà agli abitanti di Viscos, e io trarrò la conclusione che siamo tutti cattivi. Se tu ruberai il lingotto, ma il paese resisterà alla tentazione, o viceversa, concluderò che ci sono buoni e cattivi: il che mi pone un serio problema, perché ciò significa che esiste una lotta sul piano spirituale, una battaglia che può essere vinta da ciascuna delle due parti. Tu credi in Dio, nei piani spirituali, nelle lotte fra angeli e demoni?"La giovane non disse niente, e questa volta lo straniero capì che aveva rivolto la domanda nel momento sbagliato: c'era il rischio che lei, semplicemente, gli voltasse le spalle e non lo lasciasse finire. Era meglio smetterla di ironizzare, andando direttamente al nocciolo della questione:"Se, infine, lascerò il paese con i miei undici lingotti d'oro, tutto quello in cui volevo credere si sarà rivelato una menzogna. Preferirei morire con la risposta che non vorrei ricevere: la vita mi sarebbe più sopportabile se ne fossi certo, e se il mondo fosse cattivo."Anche se la mia sofferenza sarebbe identica, se tutti soffrono, il dolore risulterebbe più tollerabile. Se, invece, soltanto alcuni sono condannati ad affrontare grandi tragedie, allora c'è qualcosa di veramente sbagliato nella Creazione."Gli occhi di Chantal erano pieni di lacrime. Comunque trovò la forza per controllarsi:"Perché fai questo? Perché proprio al mio paese?""Non si tratta né di te né del tuo paese, io sto pensando solo a me: la storia di un uomo è la storia di tutta l'umanità. Voglio sapere se siamo buoni o cattivi. Se siamo buoni, Dio è giusto e mi perdonerà per tutto quello che ho fatto: per il male che ho augurato a coloro che hanno tentato di distruggermi, per le decisioni errate che ho preso nei momenti più difficili e per la proposta che ti sto facendo adesso, giacché è stato Lui a spingermi verso l'oscurità. "Se siamo cattivi, invece, allora tutto è permesso: non ho mai preso nessuna decisione errata, noi siamo già condannati, e poco importa cosa facciamo in questa vita, poiché la redenzione è al di là dei pensieri o degli atti dell'essere umano."Prima che Chantal potesse allontanarsi, l'uomo soggiunse: "Tu puoi decidere di non collaborare. In tal caso, sarò io stesso a dire a tutti che ti ho dato l'opportunità di aiutarli, ma che hai rifiutato; poi farò loro la proposta. Se decideranno di uccidere qualcuno, è molto probabile che la vittima sia tu."

 


 

        

 

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